Corruzione e trasparenza in corsia.
Come consigliere della Fnopi sono intervenuto oggi su questo tema in una prestigiosa tavola rotonda al Forum Risk Management. Da tempo non trascrivo la sintesi di un mio intervento ma penso che questo sia interessante condividerlo con voi.
Sì perchè quando parliamo di corruzione e mancata trasparenza si pensa sempre ai grandi scandali riportati dai media. In realtà, ma questo anche l'ANAC ce lo dice, i comportamenti corruttivi sono piccoli ma costanti così da renderli spesso non leggibili e non quantificabili ed il fenomeno, dilagante, assume la sua vera forma come somma, non come singolo evento. Ma non solo: spesso i fenomeni opachi sono del tutto incosapevoli e sono legati a doppio filo con un sistema sanitario definanziato, una mancata crescita delle professioni sanitarie, e una cultura sanitaria molto bassa del cittadino.
La competenza non riconosciuta genera corruzione e mancata trasparenza
Per non essere corruttibili, per essere trasparenti, è necessario che il sistema in cui operiamo ci riconosca autonomia. Solo l'autonomia può portare ad un maggior senso di responsabilità e la responsabilità libera dai condizionamenti. Responsabilità degli infermieri: pensiamo a quegli spazi che già presidiamo con competenza come il wound care, lo stoma care o i device venosi. In questi ambiti esercitiamo una competenza che potrebbe essere prescrittiva su ausili e presidi e di indirizzo certificativo per il cittadino ma ancora questo non è possibile. Quindi l'infermiere che è il maggior esperto in materia deve necessariamente sottostare ad un processo prescrittivo e decisionale che non controlla e governa. Questo mancato sviluppo di decisionalità genera il rischio di corruzione o mancata trasparenza nel tentativo di indirizzare il cittadino verso il giusto percorso. Ma pensiamo anche alla prescrizione farmacologica. Senza entrare nella potestà certificativa la cartina al tornasole di un "sovra trattamento prescrittivo" passa anche dalla mancata aderenza alla terapia e da una mancata ricognizione farmacologica per procedere alla sua riconcilizazione (ovvero mappare i farmaci assunti per ridurne l'uso). Anche in questo caso la competenza dell'infermiere dovrebbe indirizzare percorsi di trasparenza e appropriatezza ma ancora una volta e ancora troppo poco tale competenza non viene formalmente riconosciuta. Solo il lavoro in equipe dove i professionisti esprimono la loro massima potenzialità può arginare fenomeni di rischio.