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edoardo manzoniE' stato davvero apprezzato l'intervento di Edoardo Manzoni al corso del 5 ottobre sul Codice Deontologico. un intervento che in molti hanno definitivo "curativo". Il Professor Manzoni ci ha fatto uno splendido regalo e ci ha donato il suo intervento integrale trascritto. Buona lettura!

 

 

 

 

Il Codice Deontologico: una promessa oltre il tempo e lo spazio

di Edoardo Manzoni

 C’è sempre un prima.

Nelle società occidentali, abituate alla relatività e alla immediatezza, il prima sembra essersi assottigliato ma vi è sempre un prima. Una premessa ed una promessa che vengono prima di ogni fatto professionale: prima di ogni incontro assistenziale, prima di ogni organizzazione sanitaria, prima di ogni evento giuridico del paese, prima di ogni evidenza scientifica, prima di ogni quotidianità infermieristica. C’è un prima.

Tra premessa e promessa cambia una sola vocale ma si apre un diverso e composito universo di significati.

La premessa, al di la dell’utilizzo nel ragionamento di sillogismo, indica un evento anteriore, preliminare, antecedente alla linea presa a riferimento.

La promessa invece – dal latino mandare avanti - indica una volontà virtuosa un impegno che non si esaurisce nell’anteriore ma proietta la sua azione nel dopo, nel sempre. Non basta tuttavia fermarsi alla origine latina, perché il termine, risalente al greco antico (Υπόσχεση), intendeva per promessa, come derivazione del nome del più famoso dei Titani: Prometeo (Προμηθεύς), il dio amico dell’uomo, la capacità di proiettarsi nel futuro, di mettere avanti la vita voluta o negata.

Una promessa viene data in affidamento al futuro: indipendentemente dalla vita che verrà e proprio a partire dalla vita che si è scelta e si genera.

Il Codice Deontologico dell’infermiere è una promessa che realizza quindi in sé il prima, il durante e il dopo.

In esso si legge intellegibile l’adesione al modello aristotelico delle Virtù che identifica l’infermiere – quale persona e quale professionista - come agente morale che persegue il Bene. Si, il Bene prima di ogni cosa, prima di ogni altro fine e, soprattutto, mai assecondandolo a nessun fine. Ecco allora che questo pro del termine promessa diventa pro-attività che realizza il divenire proprio delle più moderne teorie scientifiche di assistenza infermieristica.

Il Bene prima di ogni cosa. Esso, soprattutto in una professione di servizio è sempre fine e, solo in subordine, mezzo.

Scrive Aristotele: «Noi diciamo dunque che è più perfetto il fine che si persegue di per sé stesso che non quello che si persegue per un altro motivo e che ciò che non è scelto mai in vista d'altro è più perfetto dei beni scelti contemporaneamente per sé stessi e per queste altre cose, e insomma il bene perfetto è ciò che deve esser sempre scelto di per sé e mai per qualcosa d'altro”.1 Riprende Jonas nel secolo scorso: "Nella capacità di avere degli scopi in generale possiamo scorgere un bene-in-sé, la cui infinita superiorità rispetto ad ogni assenza di scopo dell’essere è intuitivamente certa"2.

Ecco perché la promessa viene prima di ogni cosa; essa guida il pensiero e la mano nel tempo perché nulla possa scalfire la purezza del Bene. "L’archetipo di ogni responsabilità è la cura per l’uomo", scrive ancora Jonas.3 Una responsabilità che trasporta l’Etica verso la Deontologia.

La promessa a priori non può essere, per una professione solo una dimensione Etica ma Deontologica, capace di incontrare la conoscenza propria della disciplina e guidare il comportamento professionale e sociale. In ottica di empirismo logico, la Deontologia, realizza l’incontro tra l’oggetto di studio ed il metodo, da un lato, e lo scopo, dall’altro,così che possa generarsi l’apparato teleologico della disciplina, il sapere teoricamente teorico, come direbbe Aristotele, capace di trovare sintesi tra Valori etici ed evidenza scientifica.

Questa promessa ha diverse dimensioni. E’ la promessa che ciascun infermiere compie quando, iscrivendosi all’Ordine, dichiara simbolicamente a tutti coloro che incontrerà – senza averli ancora conosciuti - la sua scelta di servizio all’uomo; è la promessa quotidiana che ciascuno di noi rinnova nell’avviarsi all’incontro con l’altro; è la promessa che oggi facciamo in questa sede, alla società civile, di fedeltà al Bene, al di sopra di ogni cosa.

E’ sempre affidamento al futuro.

Ma se questo mettere avanti, questa promessa, si proietta nel tempo che bisogno abbiamo di rinnovarla nei giorni? L’etica della responsabilità dell’uomo delle scelte, nella assoluta era tecnologica, abbisogna che l’antica promessa venga rinnovata, che il “si al bene” venga celebrato nel quotidiano e nel rinnovarsi dei tempo. Nell’infermiere: "l’essere diventa l’istanza positiva, cioè la scelta permanente di sé stesso. La vita in quanto tale, nel pericolo del non-essere che è immanente alla sua essenza, è l’espressione di quella scelta"4, ricorda Jonas.

Per questo motivo l’Etica diviene Deontologia e in tale istanza abbisogna di confrontare i Valori con le nuove istanze assistenziali ed esistenziali nonché con il nuovo modo di manifestarsi dei consolidati bisogni di cura.

La Deontologia Infermieristica rappresenta quindi un punto di incontro tra i Valori umani e professionali, le istanze dei cittadini e il meraviglioso progresso della civiltà tecnologica. Il dovere della scienza si pone al servizio dell’ideale di Bene e la promessa genera fiducia, relazione, benessere, umanità piena.

Ecco perché la promessa ha, al contempo, immanenza e cambiamento in sé. Ecco perché i Codici Deontologici debbono essere periodicamente rivisti5: il valore si fa storia, la promessa diviene l’adesso che si affida al futuro.

Per un professionista non vi è bene più alto del suo apparato Deontologico che diviene norma di vita al di sopra di ogni obbligo giuridico, scientifico, sociale. E’ questa la nostra promessa ai cittadini di questo Paese.

Il nuovo Codice Deontologico dell’infermiere ristabilisce il primato dell’Etica nell’infermiere e nella comunità professionale estendendo la sua responsabilità del vivere alla società da cui proviene e a cui da il suo contributo di umanità.

Un primato che risolve antichi dualismi e fraintendimenti che la storia della filosofia infermieristica ha portato all’oggi.

Nel Codice, al di là del ricco articolato che descrive i doveri deontologici, esistono elementi trasversali di fondo che raccontano la promessa e la proattività dell’infermiere. Citiamone tre.

Primo. La effettiva centralità dell’uomo. Il Codice sofferma il suo cuore sul concetto di persona in modo nuovo ed originale, nelle sue dimensioni ontologiche dei diritti non negoziabili e nelle sue dimensioni antropologiche esercitate nella effettiva possibilità di decisione. Al di là della morale stoica della persona, la centralità è piena per tutti gli attori della azione professionale, calmierando il potere della conoscenza e valorizzando l’essenza di ogni persona coinvolta. Il Codice, infatti, affronta per la prima volta il tema del potere antropologico del professionista, fuggendo la finta centralità della persona che vede comunque l’altro come oggetto e mai come soggetto.

Non vi è una centralità della persona ma di tutte le persone coinvolte nella avventura assistenziale: la persona presa in carico, l’infermiere, le persone significative, le persone di formazione, ricerca e organizzazione. Ciascuno è chiamato a vivere la sua responsabilità di uomo, la sua possibilità decisionale, il suo contributo al processo del vivere. Anche l’infermiere, nella ineludibile discussione sulla clausola di coscienza6 viene riconosciuto appieno come persona ponendo fine ad un retaggio storico di apersonalizzazione e angelicazione del ruolo. L’antico ideale di servizio, pietra miliare delle definizioni storiche dei codici deontologici, trova la sua prima definizione compiuta

Ecco perché la relazione di cura è valore, scopo e metodo. La comprensione del limite, la generazione di una distanza, la acquisizione di competenti tempi e metodi relazionali professionali definiscono una misura che arricchisce la tensione al bene di capacità professionale. E’ questa misura della relazione che ci rende infermieri capaci di leggere le Virtù nell’oggi, il nuovo oggi che ogni persona ci propone. Ancora Aristotele: «La virtù è una disposizione abitudinaria riguardante la scelta, e consiste in una medietà in relazione a noi, determinata secondo un criterio, e precisamente il criterio in base al quale la determinerebbe l'uomo saggio. Medietà tra due vizi, quello per eccesso e quello per difetto.7

La relazione di cura, la centralità dell’uomo, le cifre di complessità e cambiamento, oggi più che mai, richiedono la comprensione del limite, la giusta distanza, la costruzione di una misura.

Secondo. La promessa della scienza al servizio dell’uomo. La scienza, lo sviluppo delle conoscenza basata su criteri di evidenza, sono un dovere deontologico. Proprio dal primato dell’Etica nasce una delle prime declinazioni della promessa che è la scienza stessa: una scienza capace di indagare il fenomeno scientifico dell’assistenza infermieristica, gli esuberi empirici della dimensione antropologica senza mai tradire la vita umana e senza mai ridurla al fenomeno di ricerca.

Da più parti in letteratura infermieristica emergono studi significativi capaci di porre in discussione le prove di efficacia come unico metodo di costruzione scientifica e la critica epistemologica della conoscenza è ben altra cosa; tuttavia, per il panorama attuale infermieristico italiano, affermare il criterio di evidenza e di prove di efficacia come dovere deontologico è un passo fondamentale di ricomposizione delle parti nella complessità del vivere.

Il Codice supera l’antico dualismo tra scienza e coscienza ponendo la sua attenzione sulla “e”, la congiunzione dei due termini, affermando così una delle grandi domande del XXI° secolo ovvero la costruzione di una scienza capace di raggiungere l’uomo e permettere il suo cammino nella dimensione umana. Ecco che la Deontologia si propone come ponte di riconciliazione tra la scienza8 e la coscienza.

Il Codice si pone “La domanda circa la possibilità che l’uomo esista senza decadere in una condizione infraumana, se l’uomo si consegna soltanto all’attività dalla quale deriva un guadagno immediato e se la conoscenza dev’essere misurata e sottomessa al suo potere di incrementare il progresso tecnico”9, come scrive Zambrano. Nessuna distanza è più ammessa tra scienza e deontologia poiché proprio nella scienza si realizza per prima cosa la nostra promessa.

Terzo. il superamento degli ambiti di luogo e spazio. L’assistenza infermieristica non ha un tempo è essa stessa un tempo; l’assistenza infermieristica non ha un luogo poiché si realizza ovunque l’uomo e la sua comunità vive. L’assistere, nucleo storico-filosofico, dell’assistenza infermieristica, è sinonimo di vivere e non vi è luogo o spazio dedicato ma laddove c’è l’uomo trova dimora.

Il Codice fa proprie le sfide dei mutamenti demografici ed epidemiologici del nostro paese, per archiviare categorie obsolete. La prevenzione, la cura, la riabilitazione, l’ospedale, il territorio, e via dicendo sono categorie di attività ma non sono più luoghi definitori delle azioni professionali infermieristiche. Siamo di fronte ad un concetto di salute che, avendo superato i livelli quantitativi, muove verso le dimensioni qualitative e di personalizzazione tanto che l’Organizzazione delle Nazioni Unite utilizza opportunamente il termine benessere10. Nel medesimo tempo, il concetto di sanità11 va restringendo il suo campo d’azione per ragioni economico finanziarie. Come mai accaduto nella storia del nostro paese, si genera una frattura tra i due concetti.

Questi nuovi territori non sono luoghi e spazi fisici ma territori esistenziali in cui l’uomo vive: vulnerabilità, cronicità, longevità, disabilità non-autosufficienza.

Il Codice racconta come l’infermiere viva in questi territori12, senza mai cadere in alcuna logica riduzionistica poiché gli infermieri hanno sempre rifiutato la logica che definisce l’altro per il suo deficit; per la l’assistenza infermieristica la persona vive la sua ricerca di benessere in ogni condizione si trovi e proprio facendo forza sulla sua difficoltà. La fragilità è caratteristica ontologica; la vulnerabilità, semmai, è luogo di relazione di cura.

Oggi, nel presentare alla comunità sociale il Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche, noi infermieri rinnoviamo la nostra promessa, la riprendiamo dal passato ed, opportunamente aggiornata al tempo, la affidiamo al futuro.

Il futuro è incerto e celato ma anche quando le condizioni professionali sono avverse, l’infermiere mantiene la sua ultima libertà di promessa: quella di “scegliere quale atteggiamento assumere in una determinata serie di circostanze”13.

Affidare una promessa al futuro è aprire orizzonti di senso, cosicché si possa affermare con Nietzsche, Chi ha un 'perché' per vivere può sopportare quasi qualsiasi 'come'14

 

1 Aristotele, Etica Nicomachea, I, 7, 1097a-b

 

2 H.Jonas, Il principio della responsabilità. Un etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, 2009 (1979)

 

3 H.Jonas, ibidem

 

4 H. Jonas, op.citata

 

5 Codici Deontologici 1960, 1977, 1999,2009,2019

 

6 Ineludibile poiché chiama in causa visioni del modo differenti che generano sistemi etici e deontologici

 

7 Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6

 

8 In senso tecnico disciplina e scienza non sono sinonimi: la prima pone l’accento sul contenuto, la seconda su metodo orientato ad uno scopo. Un fenomeno può essere scientifico e non disciplinare ( Geymonat,1989)

 

9 M.Zambrano, L’aula in Per l’amore e per la Libertà, Marietti, Genova, 2008

 

10 Sustainable Development Goals, SDGs al 2030

 

11 In questa sede si intende per sanità l’insieme delle strutture, regole, e LEA definitori del sistema dei diritti

 

12 Articolo 2

 

13 Franckl V. La vita come compito. Appunti autobiografici, a cura di Eugenio Fizzotti, Torino, SEI, 1997

 

14 Nietzsche F., ll crepuscolo degli idoli (1895), Adelphi, 1983

 

 

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